International Osteopathic Academy

Scuola di Osteopatia by SwissAdvance
Società di formazione con certificazione internazionale:
ISO 29990:2010 Norma internazionale sui servizi di formazione e educazione non formali.
EN 16686:2015 Norma sull'osteopatia del Comitato Europeo di Normazione (CEN).

ISO 29990:2010 EN 16686:2015

scuola osteopatia

Corso di linguaggio neonatale per osteopati: parte 2°

Corso di linguaggio neonatale per osteopati
Di Fabio Perissinotti D.O.
Direttore International Osteopathic Academy

Parte 2° Voce, viso e odore.

Nel post precedente ho sottolineato come sia fondamentale per un osteopata pediatrico avere una formazione non solo tecnica ma anche riguardante le caratteristiche socio-affettive del bambino, in maniera da poter comunicare con lui e metterlo a suo agio nel corso del trattamento.
Il neonato è di fatto un piccolo individuo e i suoi comportamenti non sono causali ed esclusivamente reattivi, come a prima vista può sembrare, ma già organizzati e finalizzati a scopo sociale e adattivo nei confronti dell’ambiente interno ed esterno.
Vedi parte prima.

In questa seconda parte approfondirò l’argomento e darò alcuni consigli pratici da mettere in atto in studio con i piccoli pazienti.

Il piccolo appena nato, prima di addormentarsi e concedersi il meritato riposo, spesso è già completamente vigile e inizia ad interessarsi al mondo esterno. Alcuni studi hanno evidenziato come prediliga le persone rispetto agli oggetti.
Ad esempio, nella foto 1, al bimbo sono mostrate una paletta con persona e una con oggetto. Dopo alcune osservazioni il bimbo si concentra del tutto su quella con persona.

Le voci attraggono la sua attenzione, soprattutto quelle che già conosce, come quella della madre, perché le ha già sentite per diverso tempo prima di nascere.
Nell’esperimento in foto 2 il neonato è palesemente attratto dalla voce materna.

I volti sono per il neonato di grande interesse già a pochi minuti dalla nascita. Se tranquillo e sveglio si concentrerà con grande attenzione sul viso degli astanti e se qualcuno inizia a enfatizzare espressioni si potrà osservare fin da subito la ricerca d’imitazione della mimica facciale. Per questioni di frequenza, al pari della voce, il volto più ricercato e imitato è naturalmente quello della madre.

Il neonato è già in possesso di una serie di “piccole espressioni” in grado di esprimere disgusto, tristezza, gioia, paura e interesse che, porgendo attenzione, possono essere individuate e decodificate.

Infine, il sapore del liquido amniotico permette al bambino di imparare a distinguere il gusto del latte materno e l’odore della pelle della madre. Fin dalle prime ore di vita il piccolo prediligerà l’odore della mamma rispetto a quello di un’altra donna e, potendo scegliere, si rivolgerà ad un tessuto che è stato in contatto con il corpo della mamma.
Nella foto 3 nel corso dell’esperimento con 2 donne (mamma e zia) il bimbo, pur avendo già conosciuto la zia, si abbandona al 100% solo con la madre.

Foto 1

Foto 2

foto 3

In pratica

– durante il trattamento osteopatico la presenza della madre è fondamentale.
– invece di proporre giochini e pupazzetti per distrarre il piccolo è meglio mantenere con lui un contatto visivo/espressivo e vocale, ancor meglio se con partecipazione della madre.
– ricordarsi che nei primi tre mesi per farsi visualizzare bene dal neonato è bene stare piuttosto vicini (non oltre i 22-30 cm).
– una buona idea potrebbe essere mettere sul lettino un indumento con l’odore della madre.
– se il bimbo non è sufficientemente rilassato, alcune tecniche possono essere effettuate direttamente a contatto con la madre.

Alcune espressioni, come vedremo, hanno dei significati ben definiti e decodificabili che è utile imparare a osservare.

Fabio Perissinotti D.O.


Osteopatia e tacchi alti, guardiamo sempre gli aspetti funzionali

Di Fabio Perissinotti D.O.
Direttore International Osteopathic Academy

Introduzione
Il piede umano è dotato di un architettura complessa e un elevato numero di ossa e articolazioni lavora in sinergia con muscoli, legamenti e fasce connettivali situati sia nel piede che nell’arto inferiore.
A livello biomeccanico si creano così sinergie ed equilibri perfetti, in grado di distribuire e ammortizzare le forze in gioco, permettendo una motricità bipede su terra davvero unica, precisa e nel contempo potente.
Il piede gioca un ruolo primario nell’intero equilibrio posturale ed è considerato nel suo insieme un vero e proprio recettore, tant’è che patologie e appoggi viziati sono motore primo di problematiche che si manifestano a distanza in ottica ascendente. Ogni percorso di educazione e rieducazione a livello motorio e posturale dovrebbe sempre tenere in massima considerazione il piede, sia nel sedentario che nello sportivo.

Evoluzione del piede
L’intero “sistema piede” si è evoluto in migliaia di anni affinché lavori scalzo con tallone e avampiede in linea. In queste condizioni i carichi sono in perfetto equilibrio sia a livello locale che a livello della catena ascendente.
Protezione e ammortizzazione sono garantiti da un adattamento progressivo che porta alla formazione di callosità e cuscinetti di grasso nell’ipoderma.
Occorre tenere in considerazione che la deambulazione in origine avveniva su terreni relativamente morbidi, di terra ed erba, e leggermente sconnessi. Questo, per altro, favoriva il rinforzo muscolare e lo sviluppo della propriocettività.
Oggi la disabitudine a camminare scalzi e la presenza di terreni piani e asfaltati orientano all’utilizzo di calzature protettive, possibilmente con un materiale in grado di dissipare le forze di impatto al terreno (ammortizzante ma non tanto da provocare “effetto rimbalzo”).

Il tacco
La presenza del tacco non ha alcuna ragione d’essere in quanto innalzare il retropiede comporta una distribuzione del carico irrazionale con sovraccarico articolare anteriore e netto accorciamento del sistema fasciale e muscolare sopratutto a livello della catena posteriore.
Tutto questo comporta manifestazioni disfunzionali e patologiche sia in loco che a distanza in quanto il sistema articolare, legamentoso, muscolare e fasciale del corpo è intimamente collegato e altamente integrato.

Rieducare prima di scendere dai tacchi
Nei soggetti abituati ad utilizzare regolarmente i tacchi, prima a questa tipologia di calzature è bene seguire un progetto rieducativo per riportare il sistema in condizioni ottimali all corretta deambulazione in piano.
In primis, ad esempio, sarà necessario ri-allungare le catene fascio-muscolari che si sono disadattate nel tempo.
Senza questa fase rieducativa il soggetto potrà lamentarsi del disconfort nel camminare con calzature prive di tacco e soffrire di problematiche come talloniti, crampi e infiammazioni.
I benefici di una tale rieducazione non tarderanno però a manifestarsi a livello del piede, delle anche e della colonna vertebrale.
A livello osteopatico sarà possibile intervenire sulla soluzione delle disfunzioni somatiche dell’articolazioni del piede, tibio-tarsica, tibio-peroneale, ginocchio, anche e colonna vertebrale.

Attenzione alle scarpe piatte
D’altro canto occorre prestare attenzione all’utilizzo di scarpe piatte e senza protezione plantare (tipo ballerine), che se da un lato permettono una camminata più fisiologica, dall’altro non tengono in considerazione che il piede non è adattato a camminare su terreni troppo duri come quelli asfaltati.
Attenzione deve essere posta anche alle calzature aperte posteriormente che costringono le dita del piede a “griffare” ad ogni appoggio per evitare scivolamenti in avanti.
Spesso questi problemi di infiammazione miotendinea del compartimento laterale della gamba si manifestano in estate, quando il soggetto passa dalle scarpe chiuse a scarpe aperte e/o a forma di ciabatta, che costringono appunto gamba e piede ad un lavoro di stabilizzazione supplementare.


Corso di linguaggio neonatale per osteopati – Prima parte

Corso di linguaggio neonatale per osteopati
(Fabio Perissinotti D.O., Direttore International Osteopathic Academy)

Prima Parte

Introduzione

Buongiorno, di seguito relazione originale in 3 parti, dal titolo:  Corso di linguaggio neonatale per osteopati.
La prima parte fa il punto della situazione, mentre nella 2°-3° parte oltre all’aspetto teorico sono indicati alcuni consigli pratici da applicare in studio con i piccoli pazienti.

Come osteopata pediatrico adoro trattare i neonati.
Credo che essere genitore mi abbia avvantaggiato con i piccoli pazienti, sia a livello relazionale che di “rapporto fisico”.
Avete mai provato a mettere un neonato nelle mani a chi non ha mai avuto figli? Ricordo la prima volta che mi misero tra le braccia la mia bambina….

Nel corso della mia formazione pediatrica ho sempre pensato che per lavorare con pazienti così speciali fosse necessario avere non solo nozioni tecniche (patologia, lesioni somatiche, ecc:) ma anche solide competenze circa l’aspetto relazionale del neonato e questo, purtroppo, è generalmente trascurato nei programmi didattici di formazione in osteopatia pediatrica.

Per curare è necessario in primis poter comunicare con il paziente e credo che per comprendere questo assunto basilare non sia necessario chiamare in causa la PNL e i numerosi studi oggi a disposizione riguardo l’aspetto di comunicazione tra operatore e paziente.

Proporrò quindi una serie di post inerenti il linguaggio sociale nel bambino e dedicati a chi è interessato ad approfondire l’argomento.

Il linguaggio sociale nel bambino

Anche se il comportamento del neonato a prima vista può sembrare piuttosto confuso e casuale non è così.
Tra le più evidenti “skills” del neonato fin dalle prime settimane vi sono le risposte sociali. Queste abilità hanno infatti un valore centrale di adattamento in quanto il neonato non essendo minimamente autonomo dipende al 100% da chi si prende cura di lui. La possibilità si comunicazione e espressività fin dall’inizio orienta i genitori affinché siano stimolati a curare il piccolo e soddisfare tutte le necessità.

Le modalità di comunicazione non sono univoche e possono dipendere da diversi fattori.
Per esempio, i prematuri o coloro che sono nati sotto peso hanno spesso comportamenti assai differenti rispetto ai nati a termine e anche tra quest’ultimi vi possono essere grandi differenze, persino tra gemelli omozigoti.

Le cause di queste diversità sono in realtà ancora misconosciute ma è certo che l’ambiente uterino nel quale si sviluppa il feto possono essere estremamente variabili.
Detto ciò mi capita spesso di avere a che fare con genitori spaventati dalla non normalità del comportamento del figlio. Il problema è che fanno riferimento ad una “normalità generalizzata”, sopratutto quando ci si riferisce al ritmo sonno-veglia e al pianto.
Abbiamo visto che i neonati sono vari e propri “piccoli individui” con il loro carattere, influenzabile esternamente e internamente e correlato ad origine uterina, per cui questo concetto di normalità, in assenza di patologie, andrebbe rivisto.

Già prima della nascita inizia la fase di relazione del piccolo con l’ambiente esterno ascoltando la voce materna, i ritmi quotidiani della madre, la sua tranquillità o i momenti di stress.
Sul finire della gravidanza, intorno alla 36ma settimana, anziano a insorgere i cicli attività-riposo.
Nella foto allegata sotto, nel diagramma 1, siamo alla 28ma settimana e lo stato di quiete e attività non è ancora definito.

Nel diagramma 2 (medesimo soggetto) è invece possibile notare come nel momento in cui il bambino inizia ad organizzare il proprio comportamento il ritmo calci-frequenza cardiaca siano coerenti.
Nella foto accanto è possibile notare come il bambino si relazioni e si adatti al mondo esterno abituandosi a stimoli rumorosi nel tempo.
Per esempio, la prima volta che suona il citofono la FC si innalza e il bambino si agita, ma le volte successive avviene un assuefazione e la FC non varia più.

E’ evidente come la capacità sociale di adattamento e la caratterialità abbiano inizio già in fase uterina e siano influenzati sia esternamente che dalle condizioni interne (qui si apre un interessante capitolo di approfondimento per noi osteopati).

Continueremo nei prossimi post questo interessante viaggio nella socialità del bambino e introdurremo dei consigli pratici da utilizzare nella pratica clinica quotidiana con i piccoli pazienti.


Scuola di Osteopatia: formazione clinica su paziente

Scuola di Osteopatia
UNA GIORNATA DI ADDESTRAMENTO CLINICO SU PAZIENTE REALE
La clinica rappresenta uno dei momenti fondamentali nella formazione professionale di un osteopata.
Qui con il nostro Responsabile formazione Clinica Filippo Tobbi D.O.
E’ in partenza la nuova formazione con certificazione Europea EN 16686
https://www.youtube.com/watch?v=eahfqJlWpz8