International Osteopathic Academy

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articoli

Dalla fisiopatologia al trattamento della fascia in osteopatia

Di Fabio Perissinotti D.O.
Direttore International Osteopathic Academy

Introduzione

Abbiamo introdotto in un precedente articolo la fisiopatologia della fascia e richiamiamo qui i punti salienti che rispondono alle domande:

  • che cosa avviene a livello istologico quando la fascia è sottoposta a eccessivo stress?
  • E più specificatamente quali sono le modificazioni fisiopatolgiche in atto?

Risposte

Alcun autori hanno proposto la possibilità di un aumento delle fibre collagene e la creazione di cross-link tra le stesse, fattore che renderebbe la fascia eccessivamente rigida, quindi meno efficace nella traduzione e ammortizzazione delle forze in gioco, alterando nel contempo il rapporto intracellulare tra fibre e matrice e quindi rendendo meno efficaci gli scambi metabolici cellulari.

Una seconda possibilità chiama invece in causa l’acido ialuronico, uno dei componenti fondamentali dei connettivi corporei, in grado di donare loro forma e resistenza.
In seguito ad esercizio fisico è stata osservata ritenzione di acido ialuronico nell’endomisio muscolare (1). Le diverse catene di ialurato legano tra loro conferendo alla soluzione proprietà idrofobica e generando di conseguenza un importante aumento della viscosità con un rapporto di diminuzione dello scorrimento fino a 1:10 (2,3).
La viscosità tissutale influisce sulla risposta recettoriale facendo diminuire per esempio la soglia di scarica dei meccanocettori. In pratica se le fasce sono libere e scorrono bene, le terminazioni nervose recepiscono il movimento, viceversa la diminuzione dello scorrimento fasciale altera le afferenze recettoriali.

Dalla densificazione della fascia al dolore

Le proprietà visco-elastiche della fascia modulano la risposta recettoriale e un aumento della viscosità comporta una diminuzione della soglia di scarica dei meccanocettori.
In definitiva se le fasce scorrono libere tra loro le terminazioni nervose percepiscono il movimento (propriocezione), mentre se sono densificate e scorrono male le afferenze nocicettive sono stimolate.

Come procedere a livello manuale?

Per riuscire a modificare la fisiologia fasciale occorre mettere in gioco due parametri fondamentali: pressione e attrito.
La pressione permette di raggiungere il livello tessutale desiderato a partire dalle fasce superficiali fino a quelle più profonde. E’ quello che spesso in osteopatia è indicato come “accordarsi alla densità del tessuto”.
L’attrito radente tra la mano/avambraccio dell’operatore e i tessuti genera invece il calore necessario a modificare la densità fasciale.
E’ stato sperimentato che l’atto pressorio associato a movimento di andata e ritorno migliora lo scorrimento dello jalurato incrementando l’efficacia meccanica muscolare (4).
Perché ciò avvenga l’attrito deve essere intenso e protratto fino ad un innalzamento della temperatura locale sera ai 40° in maniera che le interazioni tra le catene di jalurato vadano incontro a disaggregazione e ad un passaggio da una situazione di maggior viscosità (gel) ad una di minor viscosità (sol) (5).

Trattamento della fascia e dolore

Lo sfregamento della fascia comporta naturalmente una stimolazione delle terminazioni libere in esse contenute. Se gli stati fasciali sono scorrevoli lo stiramento avviene entro il range fisiologico e non comporta dolore, mentre se c’è densificazione le terminazioni nervose sono stirate fuori range e questo genera dolore durante il trattamento fasciale.

Cosa avviene dopo?

Sotto l’azione del trattamento lo ialuronato si depolimerizza e ciò comporta una cascata infiammatoria che porta a risoluzione. La flogosi successiva al trattamento è necessaria per ripristinare la qualità e la quantità del tessuto collagenico precedentemente densificato  e il processo infiammatoria dura mediamente 72 ore (6,7). In questo lasso di tempo il paziente potrà avvertire dolore come dopo aver eseguito un esercizio fisico intenso e/o inusuale.

 

Riferimenti bibliografici

1 -Pihel-Aulin K., Laurent C., Engstrom-Laurent A., Helistrom S., Henriksson J.
Hyaluronan in human skeletal muscle of lower extremity: concentration, distribuition ad affect of exercice, J. Appl. Physiol., 1991; 71:2493:98;

2 – Matteini P, Dei L., Carretti E., Volpi N., Goti A., Pini R.
Structural beahavior of highly concentrated hyaluronan, Biomacromulecoles, 2009; 10:1516-22;

3 – Cowman M.K., Schmidt T.A., Raghavan P., Stecco A.
Viscoelastic properties of hyaluronan in physiological condistions, F1000Res, 2015; 4:622, doi: 10.2015, Review;

4- Chaudhry A., Rudensky AY.
 Control of inflammation by integration of environmental cues by regulatory T cells., J. Clin. Invest., 2014, 123:939-44;

5- Matteini e al.,
Structural behavior of highly concentrated hyaluronan, Biomacromolecules, 2009, 10:1516-22;

6- Noble P.W.
Hyaluronan and its catabolic products in tissue injury and repair, Matrix Biol., 2002, 21:25-9, Rewiew;

7- Stern R. e al.
Size-specific fragments of hyaluronan: an information-rich system, Eur. J. Cell. Bill., 2006,85:699-715.


Corso di linguaggio neonatale per osteopati: parte 2°

Corso di linguaggio neonatale per osteopati
Di Fabio Perissinotti D.O.
Direttore International Osteopathic Academy

Parte 2° Voce, viso e odore.

Nel post precedente ho sottolineato come sia fondamentale per un osteopata pediatrico avere una formazione non solo tecnica ma anche riguardante le caratteristiche socio-affettive del bambino, in maniera da poter comunicare con lui e metterlo a suo agio nel corso del trattamento.
Il neonato è di fatto un piccolo individuo e i suoi comportamenti non sono causali ed esclusivamente reattivi, come a prima vista può sembrare, ma già organizzati e finalizzati a scopo sociale e adattivo nei confronti dell’ambiente interno ed esterno.
Vedi parte prima.

In questa seconda parte approfondirò l’argomento e darò alcuni consigli pratici da mettere in atto in studio con i piccoli pazienti.

Il piccolo appena nato, prima di addormentarsi e concedersi il meritato riposo, spesso è già completamente vigile e inizia ad interessarsi al mondo esterno. Alcuni studi hanno evidenziato come prediliga le persone rispetto agli oggetti.
Ad esempio, nella foto 1, al bimbo sono mostrate una paletta con persona e una con oggetto. Dopo alcune osservazioni il bimbo si concentra del tutto su quella con persona.

Le voci attraggono la sua attenzione, soprattutto quelle che già conosce, come quella della madre, perché le ha già sentite per diverso tempo prima di nascere.
Nell’esperimento in foto 2 il neonato è palesemente attratto dalla voce materna.

I volti sono per il neonato di grande interesse già a pochi minuti dalla nascita. Se tranquillo e sveglio si concentrerà con grande attenzione sul viso degli astanti e se qualcuno inizia a enfatizzare espressioni si potrà osservare fin da subito la ricerca d’imitazione della mimica facciale. Per questioni di frequenza, al pari della voce, il volto più ricercato e imitato è naturalmente quello della madre.

Il neonato è già in possesso di una serie di “piccole espressioni” in grado di esprimere disgusto, tristezza, gioia, paura e interesse che, porgendo attenzione, possono essere individuate e decodificate.

Infine, il sapore del liquido amniotico permette al bambino di imparare a distinguere il gusto del latte materno e l’odore della pelle della madre. Fin dalle prime ore di vita il piccolo prediligerà l’odore della mamma rispetto a quello di un’altra donna e, potendo scegliere, si rivolgerà ad un tessuto che è stato in contatto con il corpo della mamma.
Nella foto 3 nel corso dell’esperimento con 2 donne (mamma e zia) il bimbo, pur avendo già conosciuto la zia, si abbandona al 100% solo con la madre.

Foto 1

Foto 2

foto 3

In pratica

– durante il trattamento osteopatico la presenza della madre è fondamentale.
– invece di proporre giochini e pupazzetti per distrarre il piccolo è meglio mantenere con lui un contatto visivo/espressivo e vocale, ancor meglio se con partecipazione della madre.
– ricordarsi che nei primi tre mesi per farsi visualizzare bene dal neonato è bene stare piuttosto vicini (non oltre i 22-30 cm).
– una buona idea potrebbe essere mettere sul lettino un indumento con l’odore della madre.
– se il bimbo non è sufficientemente rilassato, alcune tecniche possono essere effettuate direttamente a contatto con la madre.

Alcune espressioni, come vedremo, hanno dei significati ben definiti e decodificabili che è utile imparare a osservare.

Fabio Perissinotti D.O.


Quando la fascia funziona male

Quando la fascia funziona male

Fabio Perissinotti D.O.
Direttore International Osteopathic Academy
https://fabioperissinotti.me

Introduzione

In un precedente articolo ho evidenziato come il muscolo non può essere considerato l’unità funzionale del movimento.
Ad ogni azione il sistema nervoso chiama di fatto in causa molteplici unità motorie, e relative fibre, appartenenti a diversi muscoli mono e poliarticolari, coordinati tra loro in periferia dall’intervento delle fasce, che rappresentano quindi non solo un organo di connessione meccanica e di dissipazione delle forze, ma un vero e proprio sistema senso-motorio periferico.
In ambito sportivo, rieducativo e terapico occorre quindi prendere in massima considerazione l’intero sistema mio-fasciale e le sue caratteristiche fisiopatologiche.

Vedi qui articolo correlato

Fisiopatologia della fascia: l’acido ialuronico

Che cosa avviene a livello istologico quando la fascia è sottoposta a eccessivo stress?
Sentiamo parlare di densificazione della fascia, termine che letteralmente rende bene quello che accade nei connettivi sottoposti a sovraccarico, ma più specificatamente quali sono le modificazioni fisiopatolgiche in atto?

Alcun autori hanno proposto la possibilità di un aumento delle fibre collagene e la creazione di cross-link tra le stesse, fattore che renderebbe la fascia eccessivamente rigida, quindi meno efficace nella traduzione e ammortizzazione delle forze in gioco, alterando nel contempo il rapporto intracellulare tra fibre e matrice e quindi rendendo meno efficaci gli scambi metabolici cellulari.

Una seconda possibilità chiama invece in causa l’acido ialuronico, uno dei componenti fondamentali dei connettivi corporei, in grado di donare loro forma e resistenza.
In seguito ad esercizio fisico è stata osservata ritenzione di acido ialuronico nell’endomisio muscolare (1). Le diverse catene di ialurato legano tra loro conferendo alla soluzione proprietà idrofobica e generando di conseguenza un importante aumento della viscosità con un rapporto di diminuzione dello scorrimento fino a 1:10 (2,3).
La viscosità tissutale influisce sulla risposta recettoriale facendo diminuire per esempio la soglia di scarica dei meccanocettori. In pratica se le fasce sono libere e scorrono bene, le terminazioni nervose recepiscono il movimento, viceversa la diminuzione dello scorrimento fasciale altera le afferenze recettoriali.

Conclusioni

Una fascia in condizioni ottimali è fattore indispensabile per una motricità ottimale a livello meccanico e metabolico. E’ utile ricordare che nel sistema metabolico e recettoriale fasciale entrano in gioco anche il sistema immunitario e quello del dolore. Quindi le proprietà della fascia di riflettono sia sulla motricità che sull’aspetto salutistico.
La domanda a cui risponderò nel prossimo articolo sarà: come è possibile modificare le densificazioni della fascia? Vedremo anche se alcune tecniche fasciali molto “gentili” siano realmente in grado di attuare cambiamenti istologici nella fascia.

 

Riferimenti bibliografici

1 – Pihel-Aulin K., Laurent C., Engstrom-Laurent A., Helistrom S., Henriksson J.
Hyaluronan in human skeletal muscle of lower extremity: concentration, distribuition ad affect of exercice, J. Appl. Physiol., 1991; 71:2493:98;

2 – Matteini P, Dei L., Carretti E., Volpi N., Goti A., Pini R.
Structural beahavior of highly concentrated hyaluronan, Biomacromulecoles, 2009; 10:1516-22;

3 – Cowman M.K., Schmidt T.A., Raghavan P., Stecco A.
Viscoelastic properties of hyaluronan in physiological condistions, F1000Res, 2015; 4:622, doi: 10.2015, Rewiew.


Corso di linguaggio neonatale per osteopati – Prima parte

Corso di linguaggio neonatale per osteopati
(Fabio Perissinotti D.O., Direttore International Osteopathic Academy)

Prima Parte

Introduzione

Buongiorno, di seguito relazione originale in 3 parti, dal titolo:  Corso di linguaggio neonatale per osteopati.
La prima parte fa il punto della situazione, mentre nella 2°-3° parte oltre all’aspetto teorico sono indicati alcuni consigli pratici da applicare in studio con i piccoli pazienti.

Come osteopata pediatrico adoro trattare i neonati.
Credo che essere genitore mi abbia avvantaggiato con i piccoli pazienti, sia a livello relazionale che di “rapporto fisico”.
Avete mai provato a mettere un neonato nelle mani a chi non ha mai avuto figli? Ricordo la prima volta che mi misero tra le braccia la mia bambina….

Nel corso della mia formazione pediatrica ho sempre pensato che per lavorare con pazienti così speciali fosse necessario avere non solo nozioni tecniche (patologia, lesioni somatiche, ecc:) ma anche solide competenze circa l’aspetto relazionale del neonato e questo, purtroppo, è generalmente trascurato nei programmi didattici di formazione in osteopatia pediatrica.

Per curare è necessario in primis poter comunicare con il paziente e credo che per comprendere questo assunto basilare non sia necessario chiamare in causa la PNL e i numerosi studi oggi a disposizione riguardo l’aspetto di comunicazione tra operatore e paziente.

Proporrò quindi una serie di post inerenti il linguaggio sociale nel bambino e dedicati a chi è interessato ad approfondire l’argomento.

Il linguaggio sociale nel bambino

Anche se il comportamento del neonato a prima vista può sembrare piuttosto confuso e casuale non è così.
Tra le più evidenti “skills” del neonato fin dalle prime settimane vi sono le risposte sociali. Queste abilità hanno infatti un valore centrale di adattamento in quanto il neonato non essendo minimamente autonomo dipende al 100% da chi si prende cura di lui. La possibilità si comunicazione e espressività fin dall’inizio orienta i genitori affinché siano stimolati a curare il piccolo e soddisfare tutte le necessità.

Le modalità di comunicazione non sono univoche e possono dipendere da diversi fattori.
Per esempio, i prematuri o coloro che sono nati sotto peso hanno spesso comportamenti assai differenti rispetto ai nati a termine e anche tra quest’ultimi vi possono essere grandi differenze, persino tra gemelli omozigoti.

Le cause di queste diversità sono in realtà ancora misconosciute ma è certo che l’ambiente uterino nel quale si sviluppa il feto possono essere estremamente variabili.
Detto ciò mi capita spesso di avere a che fare con genitori spaventati dalla non normalità del comportamento del figlio. Il problema è che fanno riferimento ad una “normalità generalizzata”, sopratutto quando ci si riferisce al ritmo sonno-veglia e al pianto.
Abbiamo visto che i neonati sono vari e propri “piccoli individui” con il loro carattere, influenzabile esternamente e internamente e correlato ad origine uterina, per cui questo concetto di normalità, in assenza di patologie, andrebbe rivisto.

Già prima della nascita inizia la fase di relazione del piccolo con l’ambiente esterno ascoltando la voce materna, i ritmi quotidiani della madre, la sua tranquillità o i momenti di stress.
Sul finire della gravidanza, intorno alla 36ma settimana, anziano a insorgere i cicli attività-riposo.
Nella foto allegata sotto, nel diagramma 1, siamo alla 28ma settimana e lo stato di quiete e attività non è ancora definito.

Nel diagramma 2 (medesimo soggetto) è invece possibile notare come nel momento in cui il bambino inizia ad organizzare il proprio comportamento il ritmo calci-frequenza cardiaca siano coerenti.
Nella foto accanto è possibile notare come il bambino si relazioni e si adatti al mondo esterno abituandosi a stimoli rumorosi nel tempo.
Per esempio, la prima volta che suona il citofono la FC si innalza e il bambino si agita, ma le volte successive avviene un assuefazione e la FC non varia più.

E’ evidente come la capacità sociale di adattamento e la caratterialità abbiano inizio già in fase uterina e siano influenzati sia esternamente che dalle condizioni interne (qui si apre un interessante capitolo di approfondimento per noi osteopati).

Continueremo nei prossimi post questo interessante viaggio nella socialità del bambino e introdurremo dei consigli pratici da utilizzare nella pratica clinica quotidiana con i piccoli pazienti.


Legge dell’arteria di Still e circolazione linfatica

Legge dell’arteria di Still e circolazione linfatica.

La legge dell’arteria, ovvero della circolazione dei fluidi, fu enunciata da A.T. Still all’inizio del secolo scorso. Il “vecchio dottore”, come lo chiamavano affettuosamente i suoi allievi, era anche a conoscenza dell’importanza svolta dalla fascia nell’equilibrio omeostatico del corpo.

Oggi sappiamo che il sistema immunitario svolge la maggior parte delle proprie funzioni in ambito connettivale.
Sappiamo anche degli stretti e reciproci legami vigenti tra psiche, sistema nervoso, ormonale e immunitario.

In uno studio di Lisa M. Hodge, presentato nel 2012, è stato rilevato che una tecnica di pompaggio toracico di 4 minuti era in grado di attivare massivamente il sistema linfatico, generando 100 milioni di cellule in più da immettere nel torrente linfatico.

Ebbene, Still aveva visto lontano anche se gli studi in materia di fascia e sistema linfatico erano praticamente all’anno zero.

Bastano queste poche righe di riferimento per indirizzarci alla conferma dell’insegnamento di tecniche linfatiche in ambito osteopatico.

Hoge L.M.: Third International Fascia Research Congress, The effect of Lymphatic Pump treatment on Lymphatic and immune system, British Columbia, Canada, 2012.